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March 31 .. 21 grammi .." Quante vite viviamo? Quante volte si muore?
Si dice che nel preciso istante della morte
tutti perdiamo 21 grammi di peso.
Nessuno escluso.
Ma quanto c'è in 21 grammi? Quanto va perduto?
Quando li perdiamo quei 21 grammi?
Quanto se ne va con loro? Quanto si guadagna?
Quanto...si...guadagna?
21 grammi, il peso di cinque nichelini uno sull'altro.
Il peso di un colibrì, di una barretta di cioccolato.
Quanto valgono 21 grammi? "
(Paul Rivers)
dal film "21 grammi"
March 19 Hanno memoria le querce..
Di solito quando pensiamo al nostro numero di cellulare, al codice della carta di credito, ai nomi delle persone che ci hanno fatto un torto, ai testi delle nostre canzoni preferite o al nome della bionda rimorchiata la sera prima in un bar, non abbiamo mai esitazioni. Ce ne ricordiamo sempre. Invece quando le questioni sono più gravi, quando ci toccano in prima persona e richiedono quindi uno sforzo di partecipazione, sembra che la nostra memoria venga in nostro soccorso, permettendoci di sottrarci per un secondo alla nostra coscienza e di fingerci sorpresi quando qualcuno porta di nuovo a galla il problema. Sembra che dimenticare le questioni importanti ci faccia in un certo modo piacere, o forse è meglio dire che ci faccia comodo, perché quando ci rendiamo conto che qualcosa è sbagliato, che qualcosa non ha funzionato o che non va bene, è facile far passare un po’ d’acqua sotto i ponti e far finta che non sia mai successo niente. Poi ci stupiamo che esistano persone coerenti che ogni tanto ci ricordano che il mondo va avanti a menzogne, che la gente fa affidamento sul nostro scarso interesse e che grazie a questo la meritocrazia va a farsi benedire. E fanno bene a ricordarcelo. Perché i vari Beppe, Marco, Daniele, Luciana, Dario non solo rinfrescano in noi la memoria di ciò che è stato, ma ci fanno rendere conto che il mondo, e l’Italia, sta marcendo solo perché noi glielo stiamo permettendo.
Perché se ci ricordassimo che il 10% dei parlamentari italiani ha subito processi, moltissimi sono stati indagati, tanti sono stati condannati e nessuno ha scontato la pena, nessuno ha perso il posto e nessuno si è dimesso, allora ci accorgeremmo che qualcosa non quadra. Se ci ricordassimo che la mafia ha i maggiori contatti, e quindi interessi, nella politica, ci accorgeremmo che non tutti gli italiani sarebbero stati d’accordo con Falcone e Borsellino. E dire che le accuse di cui si sono macchiati i nostri politici vanno dalla truffa alla corruzione, dal falso alla fabbricazione di ordigni, passando per mafia, banda armata, violenza e omicidio. Ma a noi fa piacere dimenticare, così ogni tanto Bruno, Enrico o Giovanni dedicano una intera serata a parlare di queste cose. O forse approfittano di quelle serate per parlare di altro. E i politici ringraziano della partecipazione al programma e sanno che noi avremo dimenticato tutto il giorno dopo. Non è successo nulla. Ce ne siamo dimenticati, senza neanche un brutto sogno. O forse non l’abbiamo mai saputo.
Se ci ricordassimo di Sarno, delle crisi energetiche degli ultimi inverni, di Katrina, dei disastri petroliferi, dello tsunami, del buco nell’ozono, delle polveri sottili e delle estati da carbonella. Se ci ricordassimo che fin dagli anni ’80 gli scienziati di tutto il mondo ci avvertono che stiamo sfruttando troppo il nostro pianeta, che non riuscirà a reggere all’infinito il nostro carico e che prima o poi ci si ritorcerà contro, ci accorgeremmo che non è un problema nuovo, che non è un problema da poco e che non è un problema degli altri. Perché entro pochi anni avremo bisogno di due pianeti all’anno, perché l’unico che abbiamo non riesce a rigenerarsi in tempo per far fronte alle nostre richieste. Ma noi, da bravi, stiliamo un protocollo bellissimo, carico di buoni propositi, che sembra sistemare tutti i nostri problemi. E cominciamo a dimenticare. Ci dimentichiamo che un pezzo di carta è un pezzo di carta e non risolve problemi da solo. Ci dimentichiamo, o non ci viene detto, che l’Italia invece di ridurre le emissioni di CO2 del 6%, come ci siamo impegnati a fare, le ha aumentate del 16%, e solo negli ultimi due anni. Oppure facciamo finta di trovare la soluzione in progetti bellissimi, come il sempre di moda nucleare, o l’ultimo partorito, che prevede di sotterrare quantità spropositate di CO2 in depositi naturali sotterranei. Per sempre. E allora sì che ci siamo dimenticati di un problema.
O se ci ricordassimo del Vietnam, della guerra in Kwait, Kosovo, Afghanistan, Cecenia, delle guerre di nostro nonno, delle stragi di mafia, degli attentati e del terrorismo forse ci renderemmo conto che la forza non è sempre una buona soluzione. Perché esportare la democrazia con le armi fa saltare la copertura, si è già smascherato il fine ultimo. C’è una contraddizione intrinseca nell’esportare la pace con la guerra, nel voler rendere a propria immagine un paese che non lo sarà mai, nel voler rivendicare diritti sul petrolio altrui quando noi non li rivendichiamo neanche sulla tessera blockbuster dell’amico. Ci dimentichiamo troppo spesso di quel che è successo nelle altre occasioni e pensiamo che questa volta sarà diverso. Ma ci sbagliamo. Quello che non ci viene detto è che dall’inizio della seconda guerra del Golfo il terrorismo è aumentato del 300% e che Al-Queda firma solo il 5% delle stragi, sebbene si sia dovuta elevare a capro espiatorio del terrorismo mondiale. Sappiamo, e quindi ci dimentichiamo, che sono morti 33 italiani, e quasi 4000 soldati statunitensi in Iraq. Ma nessuno dice che 6000 di quelli che sono tornati a salutare la bandiera a stelle e strisce si sono suicidati. E allora abbiamo già dimenticato.
Non ho ancora ben chiaro se preferiamo dimenticare gli errori del passato o abituarci al peggio per ciò che verrà. Ma credo che sia almeno un po’ triste tutto questo. Ci dimentichiamo delle persone, a meno che non ammazzino una nostra amica. Ci dimentichiamo dei politici, a meno che non ci facciano pagare dieci euro in più a Natale per fare i regali. Ci dimentichiamo della terra su cui camminiamo, a meno che non sia da perforare per cercare oro di tutti i colori, o da usare per seppellire gli scomodi resti del nostro pranzo coi parenti.
Ci dimentichiamo di tutto. Salvo il nome della bionda. Quello no.
Thinkin’ Pixie
pubblicato su "Ape del Conca"
December 10 si dice sempre che andrà meglio....ma forse non pensiamo molto a quello che diciamo, o forse non ci pensiamo abbastanza. crediamo, magari speriamo, che la vita ci riserverà sempre delle sorprese, magari piacevoli, come una escalation di piaceri, emozioni, momenti che ci farebbero convincere che questa è veramente una vita per cui valga la pena impegnarsi e di cui valga la pena innamorarsi. forse inizialmente questo pensiero potrebbe essere addirittura passato per la mente di tanti di noi, visto che tutti, fin dall'inizio, siamo stati oggetto delle più disparate attenzioni da parte di genitori, parenti, e poi amici, vicini di casa, compagni di scuola, conoscenti. siamo passati da un biberon nuovo fiammante ai biscotti della nonna, da una culla con tutti i comfort alle calde braccia della mamma, passando per una bici strepitosa ed un computer superveloce. anche io sono arrivato a questo punto, ma non ci sono arrivato da molto, giusto il tempo di rendermi conto che di fuori la vita non è così bella come me la immaginavo dalla placenta.. c'è qualcosa che manca, qualcosa che vorrei, un sentimento di incompiuto appagamento che mi accompagna ogni giorno, che vedo dai giornali o negli occhi della gente che passa. manca nell'uomo la voglia di riscattarsi, la voglia di fare il meglio per sè senza che questo debba essere il dolore di qualcun'altro. manca la voglia di arrivare a nuove mete senza che queste debbano essere sottolineate o indirizzate da moti antisociali. manca un po' di amore. le 22 primavere sono arrivate anche per me, un po' in sordina, un po' di nascosto. ma mi accorgo che se un tempo vedevo il mondo con distacco, ora è più vero che lo vedo con disprezzo. in birmania si continua ad ammazzare, anche se i Tg non ne parlano più, e la stessa cosa accade in molte regioni dell'africa e dell'asia, ma a noi preoccupa solo di quante decine di euro spenderemo in più per fare i regali di natale quest'anno. forse un ragazzo con un fucile in mano dall'altra parte dell'equatore ci campa qualche mese con quei soldi. perchè la guerra non va in vacanza. e penso ad una delle guide spirituali più importanti del nostro tempo, nobel per la pace, che rischia di non trovare chi accoglie la sua immensa personalità per problemi "diplomatici", perchè un Oceano di Saggezza come lui non può che far pensare, e pensare fa male. per qualcuno. nel frattempo noi non facciamo altro che pensare a quanti politici ci hanno rubato i soldi, a quanti ci hanno truffato, a quanti stanno lì solo per scaldare la sedia o per votare per gli altri. o a quanti non potrebbero o non dovrebbero stare lì. qualcuno intanto in una anonima cittadina di una anonima provincia, prende un fucile e spara ad un amico, mentre una donna ogni due giorni muore per le violenze subite fra le mura domestiche. solo in italia. bella merda. e buon natale. October 26 non ci credo... non più...strana la vita a volte... si crede vada male, niente riesce come vorremmo e ci sentiamo abbattuti... veniamo smentiti dall'evidenza proprio quando abbiamo fatto di tutto per essere ciechi, per non vedere ciò che era in piena luce, alla vista di tutti... ciò che tutti avevano già capito... che avevano già afferrato... già compreso...
l'approvazione. non è forse questo che cerchiamo nell'altro, nel prossimo, negli amici, nelle persone speciali? non facciamo altro che cercare di conquistarci un posto nel paradiso di qualcuno, ce la mettiamo tutta per stare a cuore a qualcuno, dedichiamo tempo prezioso, spendiamo consigli utili, facciamo critiche costruttive per cercare di far vedere che ci siamo... che ci sta a cuore... che vogliamo essere lì quando avrà bisogno di una mano importante... perchè è bello sentirsi utili anche senza un grazie...
balle. non ci credo. non più. è piuttosto vero il contrario. siamo noi che vogliamo avere qualcuno nel nostro inferno, nel nostro momento di smarrimento. quando le case crollano e ci sentiamo impotenti... quando i cuori tremano e le fondamenta vacillano... è lì. solo allora che ci ricordiamo di avere un amico. una persona che ostinatamente ci dedica tutta la sua attenzione per quell'importantissimo momento d'aria fresca... quando tutto si fa più semplice e le cose guadagnano un senso. un senso imperfetto. ma compiuto. imperfetto a causa nostra.. compiuto per merito suo..
la sopravvivenza. non è forse questo che sta a cuore all'umanità? non è forse ciò a cui tutti anelano nell'arco delle proprie effimere, brevi, intense esistenze? dopotutto siamo consapevoli che senza vita non c'è esistenza... senza impegno non c'è gratificazione... senza amore non c'è pace... e chi siamo noi per professarci immuni dal destino che ci accomuna? chi siamo per operare delle scelte sulla vita di altri? non possiamo certo sentirci superiori a chicchessia... anche perchè se non facciamo del bene per gli altri.. se non ci impegniamo per gli altri.. se non amiamo per gli altri.. per chi potremmo farlo? gli altri siamo anche noi..
balle. non ci credo. non più. noi sappiamo bene cos'è l'amore... perchè lo pretendiamo da una donna sola, da un uomo solo.. ma poi non siamo capaci di farlo circolare... non sappiamo provare ammirazione per chi ha un'idea di casa diversa dalla nostra... nè conforto per chi la pensa diversamente da noi sulla democrazia... ancora non abbiamo capito che siamo tutti condannati a morte con rinvio indefinito... e che questo rinvio si riduce col nostro operato... ogni volta che nascondiamo un seme metallico sotto terra e qualcuno ci perde la gamba... ogni volta che mandiamo un presente esplosivo ad un conoscente lontano e lui ci perde la famiglia... ogni volta che mandiamo degli ometti verdi per debellare vecchi rancori e tanti innocenti non vedranno più la bellezza delle stelle... ci stiamo dimenticando che abbiamo questa vita solo in prestito e prima o poi dovremo restituirla... l'umanità non è composta solo da noi stessi..
la giustizia. non è forse questo a cui dovrebbe imparzialmente tendere una comunità di persone che si dà delle leggi per il bene collettivo? non dovrebbe essere edificante la pacifica coesistenza di migliaia di persone sotto una comune effige e la condivisione di ideali che portano alla crescita? forse ci stiamo dimenticando che la giustizia non è fatta per proteggere noi stessi.. ma per assicurare la convivenza della comunità.. e anche la sua sopravvivenza.. non funziona a comando la giustizia.. non c'è un giudice unico.. non è manovrabile il meccanismo.. il giudice siamo noi che abbiamo deciso di accettare queste regole.. manovrabile è la coscienza collettiva.. che rimane però pur sempre collettiva..
balle. non ci credo. non più.
September 27 ...purtroppo non tutto capita come si desidera...
“My eyes are on you they're on you
And you see that I can't stop shaking
No, I won't step back
but I'll look down to hide from your eyes
'cause what I feel is so sweet
and I'm scared that even my own breath
Oh could burst it if it were a bubble
And I'd better dream if I have to struggle
So I put my arms around you around you
And I hope that I will do no wrong
My eyes are on you they're on you
And I hope that you won't hurt me”
(elisa - dancing)
September 25 mmmmm...non so bene come funziona quindi faccio un po di prove...
considerando che poi sto parlando con la chiara che mi parla che vorrebbe scappare in oman coi ribelli armeni... la cosa si complica... |
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